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Chiesa Arcipretale Maria SS. della Provvidenza in Macchia


Come per le altre chiese di Giarre la prima costruzione non va oltre la seconda metà del seicento e i primi anni del settecento. Lo stile ne rileva la datazione.
Una data da tenere presente è quella dello statuto della Confraternita «Maria S.S. della Provvidenza», l’anno 1741. La chiesa dal 1742 è fra le sacramentali e, secondo le notizie dello storico V. Amico, nel 1730 fu dedicata alla Madonna della Provvidenza. Il calvario della chiesa di Macchia era un tempo la vecchia chiesa di San Matteo, posta anch’essa lungo l’asse della Consolare che da Catania portava a Messina.
La chiesa fu lelevata a parrocchia nel 1911. Notevoli sono le opere d’arte e i tesori della chiesa, pazientemente trascritti dal prof. Strano Mariano cultore di Storia locale.
La Statua lignea di S. Vito Martire dello scultore palermitano Rosario Begnasco, la tela raffigurante S. Vito del catanese G. Zacco; la tela di S. Vito del pittore acese Mancini; una serie di dieci quadri rettangolari (forse destinati ad altra chiesa) raffiguranti la vita della Madonna ad opera della scuola dello stesso Zacco; due tele raffiguranti la deposizione e la crocifissione una delle quali forse appartiene alla scuola di Antonello da Messina.
Una lunga serie di parati sacri fra i quali di notevole interesse storico, quello del '600 veneziano. Un grande ostensorio in argento opera dei maestri acesi; calici e pissidi finemente cesellati in oro. Di certo in tutte queste opere non è da escludere la generosità dell’arciprete Fiamingo, che accusato di avere la sua residenza a Macchia anziché a Giarre, avrà ricolmato di tesori questa Sua chiesa allora filiale di Giarre.
Il parroco-arciprete don Salvatore Giuffrida ha curato con vivo interesse la conservazione del patrimonio artistico. Oggi la parrocchia è affidata a padre Saturnino che continuando una buona tradizione dispone di una Schola Cantorum.
Le festa di San Vito, ogni anno, viene anche arricchita dalla sagra delle ciliege che abbondano nel territorio. C’è poi da ossservare che un tempo tale festa con la sua celebra «cantata» concludeva le feste religiose dell’anno.
Sono ricordi di altri tempi quando ancora non c’era il Museo delle Genti dell’Etna che costituisce un patrimonio prezioso per il territorio, voluto dal sindaco Nello Cantarella e sostenuto oggi dal sindaco Giuseppe Toscano e dal vicesindaco Leo Cantarella. Sono numerosi i visitatori che, ogni anno, vengono a rivivere i momenti più caratteristici della civiltà contadina. Nel Natale del 1999 venne allestita una manifestazione folcloristica, all’interno del museo, con foto d’epoca del 900 giarrese. Tutti ebbero modo di rivedere la famosa «Pupa» e i vecchi lampioni della via Callipoli nonché tanti altri angoli della vecchia Giarre. Ecco perché le insistenze per una maggiore valorizzazione del «bene culturale» sostenuta dal Direttore del «Museo degli usi e costumi delle Genti dell’Etna» Sebastiano Fresta, che va incoraggiato e sostenuto «perché esso rappresenta un momento di realizzazione oggettiva del divenire storico-culturale, prodotto visibile di esso; segno di una tradizione, ma anche tensione e slancio verso un continuo rinnovamento, per una incessante creazione di altri valori e di altri beni culturali».

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