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La Chiesa della Madonna del Carmine


La storia dell’origine della Chiesa della Madonna del Carmine di Giarre sta scritta in una deliberazione del Consiglio Comunale del 1862: «Il Sig. Sindaco ha fatto dar lettura d’una supplica di mastro Salvatore Russo abitante nel quartiero del Ponte colla quale facendo conoscere la necessità, ed utilità di costruirsi una chiesetta nel detto quartiero, oggi bastantemente popolato e molto distante dalla madrice Chiesa, si sono mossi vari pietosi individui abitanti nello stesso quartiero a contribuire denaro, mano d’opera, materiale, ed altro secondo la rispettiva possibilità per riuscire nella costruzione della chiesetta, e mettersi sotto la protezione di Maria Santissima del Carmine portando il di lei titolo»(1).
Quella parte poi della storia che non sempre trova posto negli atti ufficiali ma che viene rilevata dalle tradizioni, dai comportamenti dell’epoca, dalla cultura della società, dagli interessi costituiti, questa parte, che è essenziale nella cosiddetta «scienza degli uomini nel tempo», è lasciata alla capacità creativa di chi sa leggere nei documenti e ricostruire i momenti dell’itinerario dell’uomo sulla terra.
Il luogo dove oggi sorge la chiesa del Carmine veniva chiamato «quartiere Ponte» per la circostanza che la strada rettilinea, che da Giarre-centro conduce a Riposto (attuale corso Italia) – aperta sulla fine del 1700 – all’altezza della Chiesa del Carmine, era interrotta dal torrente e, un piccolo ponte, assicurava il passaggio ai pedoni da una parte all’altra.
La costruzione di una Chiesa trovava certo giustificazione immediata nel sentimento religioso ma era anche, in quell’epoca, un modo non indifferente di amministrare potere.
I cappellani intatti venivano scelti dai Decurioni e stipendiati con fondi comunali.
Quando poi la Chiesa veniva costruita da un privato facoltoso, questi, in genere, mirava ad ottenere il diritto di patronato che gli consentiva la scelta del cappellano.
Nella costruzione della Chiesa della Madonna del Carmine si intrecciano interessi diversi.
Non mancò il facoltoso possidente che facesse di tutto per ottenere il diritto di patronato don Rosario Grasso, detto «panza dannata»; come non mancarono intrighi e contese che coinvolsero – come denunzia al Vescovo l’Arciprete Fiamingo – «alcuni rivoltosi preti di questa comune che hanno alienato il povero uomo (Grasso) dalla sua affezione dalla Chiesa in costruzione»(2).
I preti «rivoltosi» di cui dice l’arciprete Fiamingo forse aspiravano alla nomina a cappellani della chiesa in costruzione e, per scoraggiare l’azione dell’Arciprete Fiamingo – tenace oppositore della concessione del diritto di patronato al «panza dannata» – inducono il Grasso a non continuare a versare i dieci ducati annui che destinava per la costruzione.
L’8 dicembre dell’anno 1857 la Chiesa intanto, dedicata a Maria Santissima del Carmelo, voluta da don Rosario Grasso, sovvenzionata anche dal popolo e dal Comune, che verserà 150 onze per l’acquisto di ulteriore terreno, viene benedetta e dotata di un cappellano per la celebrazione della messa domenicale e l’insegnamento della dottrina cristiana ai fanciulli(3).
Preoccupato però dell’azione sinistra e torbida dei preti rivoltosi, don Salvatore Fiamingo invita il Vescovo a non accogliere la richiesta di concessione di patronato: «attrovandosi così stabilite le cose, e il possesso come filiale libera da questa archipresbiteriale chiesa sarebbe un litigio, una rovina della continuazione dell’opera appena cominciata ed una cessazione assoluta di elemosine, ed oblazioni e la coadiuvazione della Comune, l’accordarsi il patronato sinistramente insinuato»(4).
Non era impresa facile avere a che fare con l’Arciprete di Giarre che, in ogni circostanza, come si ricava dal carteggio dell’archivio parrocchiale, dimostra assoluta intransigenza, specialmente quando fiuta nell’aria segni di polverizzazione del suo vasto potere arcipretale.
Intransigente sarà, infatti, in diverse circostanze, con i padri del convento degli Agostiniani Scalzi della Chiesa della Anime Purganti di Giarre, i quali erano riusciti a coagulare intorno al vecchio tempio consensi e simpatie: «La mia Chiesa sotto il titolo delle Anime Purganti non riconosce altri superiori che il Governo e quelli del mio ordine, e perciò li dritti del di Lei Parrocato essendo alieni dalla stessa riesce inutile quanto Ella con carta di 28 spiranti si è data la pena divisarmi». Così il Priore, Fra Luigi da San Leonardo, il 28 giugno 1830, rispondeva all’Arciprete Fiamingo.
L’Arciprete contesterà al «torbido e presuntuoso» don Giuseppe Musumeci Calì la nomina a Cappellano di regio patronato nella cappella di Santo Isidoro, conferitagli dall’Ordinario di Messina su proposta, nel 1854, del Principe di Capua: «Un geloso pensiero eccitando la succettibilità nervosa di quell’Arciprete don Salvatore Fiamingo, lo spinse ad attaccargli lite»(5).
Per la Chiesa del Carmine, l’attacco del Fiamingo per quello che si capisce, è contro coloro che vogliono diminuire il suo prestigio, con l’apertura di una nuova chiesa.
L’Arciprete però è ormai avanti negli anni e la sua grinta incomincia ad accusare alcune battute d’arresto.
Così, il «panza dannata» riesce ad ottenere il diritto di patronato sulla chiesa della Madonna del Carmelo.
Intanto il quartiere Ponte, dopo la chiesa, chiede ed ottiene due fiere: «Il Decurionato, vista la supplica del Sig. Rosario Grasso, con la quale in nome dei singoli della contrada Ponte di questa Comune di Giarre chiede la installazione di due pubblici mercati, ossia fiere, da verificarsi in ogni anno in detta contrada, una in ogni dì 25 Marzo, e l’altra nel dì 8 Settembre di ciascun anno, ed ogni una della durata di tre giorni. Il Decurionato conoscendo che l’inaugurazione ed installazione di tali pubbliche fiere in detta contrada Ponte, e precisamente nel Piano della novella Chiesa del Carmine, ritorna molto vantaggio dei singoli di questa Comune, raccomanda alle autorità superiori onde degnarsi permettere tali pubblici mercati in detta contrada nel termine e tempo di sopra designati»(6).
Così il «Ponte» acquista la sua dimensione religiosa ed anche economica e sociale. Posto tra Giarre e Riposto, in una zona pianeggiante e florida dal punto di vista agricolo, offre una serie di vantaggi per nuovi insediamenti. Nella parte sud del quartiere c’è la vasta proprietà del principe Grimaldi che, per non essere visto e molestato nella sua villa, aveva alzato più del solito le mura di cinta.
La chiesa fu completata in diversi tempi: «in origine non fu allestita, ma costruita solo nella parte del prospetto e tre ordini di archi; dietro a nord, un vano provvisorio fungente da sacrestia e lateralmente nella parte ovest una stanza grande per il cappellano. Inoltre, di diritto della chiesa vi erano ad est e ad ovest della stessa due appezzamenti di terreno, più un terzo a nord per l’eventuale futuro prolungamento(7).
Il primo cappellano pare sia stato il Sac. Mariano Marano. Successivamente, la Chiesa passa all’amministrazionè diocesana, come filiale della Chiesa Madre S. Isidoro. L’ultimo cappellano del clero diocesano fu il sacerdote don Nicolò Musumeci il quale, per quello che viene tramandato, completò, verso il 1912, la facciata, facendovi costruire la parte superiore del campanile e dotando la chiesa di un orologio meccanico costruito in Sicilia.
Intanto, nella Chiesa Madre di Giarre si era insediato il nuovo Arciprete don Tommaso Leonardi, sacerdote esemplare, colto, intelligente, disponibile, amico non solo dei credenti ma anche dei massoni, che in quei tempi a Giarre avevano un punto di riunione. Egli concepì l’idea di chiamare i Padri Cappuccini della famiglia monastica di Messina per creare un centro di animazione cristiana per essere aiutato nell’opera di apostolato della sua vasta parrocchia.
Il 16 Luglio 1924, nel giorno consacrato alla Madonna del Carmine, i Cappuccini presero possesso della Chiesa.
Il capitolo che si apre con la loro venuta è veramente uno dei più interessanti della vita sociale e religiosa degli ultimi cinquant’anni della Storia della città di Giarre.


I Padri Cappuccini nella Chiesa della Madonna del Carmine

Sono parecchie le persone che ancor oggi ricordano il 16 Luglio 1924 quando, Padre Antonino Di Pino da Linguaglossa, celebrando i sacri riti dinanzi alla statua della Madonna del Carmine, sanciva un patto di grande amicizia francescana con Giarre e gettava le basi di una delle più fiorenti parrocchie della Diocesi di Acireale(8).
Nato a Linguaglossa il 16 Ottobre 1878, formatosi nel noviziato di San Marco d’Alunzio, Padre Antonino si distinse per il ministero della parola. Predicò la quaresima in diversi paesi della Sicilia, lasciando un profondo ricordo. Toccò a lui raccogliere l’invito di don Tommaso Leonardi, Arciprete di Giarre e, avvalendosi dell’esperienza fatta nel periodo della prima guerra mondiale a Limina, in provincia di Messina, disimpegnando le funzioni di parroco, si adoperò per l’apertura del convento. Con tatto e saggezza, iniziò trattative per trovare il terreno per tale costruzione: «dietro permute col sig. Antonino Marano cedette, al Comune di Giarre, le due strisce di terreno laterali alla Chiesa perché entro sei mesi l’amministrazione comunale vi costruisse due strade (oggi via Ucciardello e via Maria Santissima del Carmelo) e ricevette dal Marano l’appezzamento di terreno in proseguimento di quello esistente a nord della Chiesa, perché i frati vi costruissero il convento, come di fatto fecero. Il terreno del sig. Marano era della stessa larghezza della Chiesa e cioè m. 20 per m. 40 circa(9).
Padre Antonino da Linguaglossa lavorò con zelo ed intelligenza dal 1924 al 1932 e riuscì a mettere su il rustico del convento.
La sua opera venne continuata, con impareggiabile zelo ed amore, da Padre Bernardino da Gangi, che può considerarsi il primo guardiano della comunità cappuccina, dato che Padre Antonino era pendolare tra Linguaglossa e Giarre.
Nel triennio, dal 1932 al 1935, padre Bernardino si adoperò per rifinire il vano interrato, adattandolo a refettorio, cucina e ripostiglio per i vari generi.
Venne anche ultimato il primo piano con le «celle» per le abitazioni dei frati.
La comunità si assicurava così l’alloggio indispensabile e poteva dedicarsi alle opere di apostolato. La Chiesa e il convento divennero un centro di incontro di bambini e giovani. C’era una «schola cantorum» e un piccolo centro di dopo scuola.
Passato alla carica di Ministro Provinciale nel capitolo del 24 Luglio 1924, Padre Bernardino da Gangi lascia il convento di Giarre soddisfatto per l’interesse che era riuscito a suscitare attorno alla nascente comunità francescana. Gli succede nella carica Padre Antonino da Gangi, che, avvalendosi della ricca esperienza nei vari posti di responsabilità tenuti nell’ambito della Provincia, si prodigò, con energia ed entusiasmo, per completare i lavori del secondo piano. La sua opera venne proseguita successivamente da Padre Gesualdo da Bronte, Guardiano dal 1938 al 1941, e da P. Anselmo da Savoca, guardiano nel 1941-42.
Ma già i tempi erano maturi per chiamare i Padri Cappuccini alla responsabilità pastorale della Diocesi di Acireale. Il Vescovo Mons. Salvatore Russo elevò infatti a Parrocchia il tempio del vecchio quartiere «Ponte», affidandone la cura spirituale a quei medesimi religiosi che in sì breve tempo erano riusciti a costituire, attorno alla Chiesa prima, e al convento poi, un centro spirituale non indifferente, che esploderà nella serie di attività promosse durante la seconda guerra mondiale per opera di una delle figure più significative della famiglia cappuccina della Provincia di Messina: padre Ambrogio da San Mauro Castelverde. Il provinciale dell’epoca Padre Domenico Fisicaro da Troina, facendosi autorizzare dal Definitore Generale, accetta, infatti, la Parrocchia, che giuridicamente viene costituita il 4/10/1939 (festività di San Francesco) col titolo di Parrocchia San Francesco, per evitare la omonomia con la Parrocchia Maria Santissima del Carmelo di Riposto, dato che era in corso l’unione dei due Comuni di Giarre e Riposto. Il titolo di Maria Santissima del Carmelo rimase alla Chiesa.
Per la definizione dei confini, il problema non fu di difficile soluzione.
Il territorio parrocchiale fu staccato da quello della Chiesa Madre di Giarre e abbracciò la parte inferiore della via Nicolò Tommaseo fino al confine delle due parrocchie di San Pietro e San Giuseppe di Riposto. A nord, il confine con la Parrocchia di S. Maria della Strada venne delimitato dal percorso della CircumEtnea mentre a sud il torrente Jungo definiva i limiti con la Parrocchia di Altarello.
Il primo parroco fu Padre Giuseppe da Caltavuturo, che ottenne il possesso canonico della Parrocchia il 15 Agosto 1940. Padre Giuseppe arrivava a Giarre preceduto dalla fama di ottimo predicatore. Nato a Caltavuturo l’11 ottobre 1889, si era formato nel noviziato di Tusa e il 2 Agosto 1914 era stato ordinato sacerdote da Mons. Addeo, Vescovo di Nicosia, che lo chiamò a predicare la quaresima nella sua cattedrale. Si era distinto oltreché per le sue doti oratorie anche per l’ottima capacità dimostrata nella guida delle comunità di Patti e Linguaglossa.
A Giarre, Padre Giuseppe, incominciò a lavorare nella nuova Parrocchia in mezzo ai disagi della guerra, che non gli consentirono attività straordinarie.
Il 16 Febbraio 1942, Padre Gerardo da Castelbuono, Provinciale dell’Ordine, assegnava a Giarre Padre Ambrogio con una comunità quasi totalmente rinnovata: Padre Gesualdo da Castelbuono, Vicario; Padre Teodoro da Gangi; Padre Nazareno da San Mauro; fra’ Matteo da Randazzo e fra’ Michele da Montemaggiore.
Padre Ambrogio veniva come Guardiano del Convento e come successore, nella Parrocchia, di Padre Giuseppe.


I venticinque anni di ministero parrocchiale di Padre Ambrogio

Padre Ambrogio, al secolo Rosario Pepe, era nato a S. Mauro Castelverde, in provincia di Palermo, l’undici marzo 1904. Vestì l’abito religioso il 4 Ottobre 1921 e fu ordinato sacerdote il 21 Marzo 1931. Iniziò il suo ministero, quale precettore ed economo, nel Seminario di Randazzo, fondato, assieme a quello di Bronte da Padre Domenico da Troina, una figura altamente rappresentativa della Provincia monastica di Messina, che per quasi un ventennio aveva diretto con illuminata saggezza le sorti dei Cappuccini.
Il 16 Febbraio 1942 arriva a Giarre come Guardiano del Convento. Dopo un mese, nel periodo cruciale della seconda guerra mondiale, viene nominato vicario economo, e l’8 Novembre dello stesso anno ottiene il possesso canonico della Parrocchia San Francesco, nella quale rimane fino al 1968 come Parroco, e, come Vicario e Cooperatore parrocchiale, fino al Dicembre 1978, anno della sua morte.
Padre Ambrogio apre uno dei capitoli più interessanti della storia dei Padri Cappuccini di Giarre. Religioso convinto, tenacemente attaccato alla sua Regola, operatore instancabile, ricco di fantasia, aspro ed amabile nel contempo, semplice e schietto nel comportamento, si trovò a gestire una Parrocchia da poco costituita ed un Convento ai suoi primi passi, nel periodo cruciale della seconda guerra mondiale.
La Parrocchia ed il Convento non avevano rendite e beni patrimoniali; tuttavia, la capacità del frate francescano sopperì alla tristezza dei tempi e alla povertà della Parrocchia. Facoltosi benefattori vennero in suo aiuto, sostenendolo in ogni circostanza, soprattutto per la fiducia che egli era riuscito ad attirare su di sé, per lo spirito di abnegazione dimostrato, per la operosità che non lo abbandonò mai.
Padre Ambrogio non fece mai dubitare nessuno né del suo sacerdozio, né, tantomeno, della scrupolosa onestà nella vasta gestione amministrativa. Fu amabile e caritevole, quanto severo osservante delle regole del suo Ordine nell’austerità e semplicità della sua vita. Era vicino a tutti, specialmente ai piú umili, non mantenne mai rapporti privilegiati col potere, perché era troppo convinto dellla grandezza morale del suo sacerdozio e riteneva che al suo saio, fosse legato il successo della sua operosità.
Insediatosi nella Parrocchia, promosse, in breve tempo, le associazioni di beneficenza e incrementò tutti i rami dell’Azione Cattolica, non trascurando il Terz’Ordine Francescano. Ma l’opera nella quale egli rivelò le sue doti di organizzatore non comune fu la Pontificia Commissione di Assistenza. L’intelligenza profonda del Vescovo Mons. Salvatore Russo aveva certamente intuito le doti e le capacità di Padre Ambrogio nel designarlo direttore del Centro Comunale di Assistenza di Giarre nel 1946.
A Giarre furono assegnate mille razioni che, ogni giorno, attraverso il refettorio del Papa – funzionante presso le suore del Boccone del Povero, l’ex orfanotrofio Bonaventura – per sei mesi l’anno, durante l’inverno, venivano distribuite alle famiglie più bisognose. «Il Signore ci assistette e l’assistenza sortì in pieno il fine propostoci di venire incontro alla fame della gente»; così annotava padre Ambrogio nelle sue Memorie. L’assistenza della «Pontificia» arrivò sino agli angoli più remoti del Comune e venne estesa anche ai bambini; anzi Padre Ambrogio, di sua iniziativa, si preoccupò di aprire refettori del Papa in ogni frazione, affidandone la gestione ai parroci o ai maestri elementari. Chiunque si fosse presentato a Padre Ambrogio in quel periodo riceveva sempre una sufficiente quantità di generi alimentari, tanto necessari in quei tempi veramente tristi.
Tutti quelli che abbiamo avuto la fortuna di partecipare all’organizzazione del refettorio del Papa, sappiamo bene quali difficoltà dovette superare Padre Ambrogio per la realizzazione del pasto caldo. I generi (farina, pasta, legumi, olio) venivano forniti dalla «Pontificia» e il Direttore doveva provvedere alla panificazione, e alla pastificazione, che veniva fatta dal pastificio di Alfio Fresta, alla legna necessaria per la cottura dei generi. Ma non era solo l’assistenza economica, certamente impellente ed urgente per tante famiglie, quella di cui si preoccupava Padre Ambrogio; faceva seguire il momento di catechesi, l’avvicinamento spirituale, la confessione, i sacramenti. Soddisfatto dei risultati e dei successi ottenuti nei refettori del Papa, Padre Ambrogio si diede pure da fare per assistere i bambini poveri. Si aprirono così le colonie estive della «Pontificia», gestite da una comitato di vigilanza, voluto sempre da Padre Ambrogio, del quale fecero parte rappresentanti dell’Ente comunale di assistenza, della Federazione universitaria Cattolica Italiana, delle Conferenze di S. Vincenzo dei Paoli, del C.I.F. e delle dame di carità. Per tre mesi, nel 1946, ben quattrocento bambini vennero assistiti dalla Pontificia e dall’U.N.R.A. Così tanti bambini, mal nutriti e «intisichiti dalle lunghe privazioni» ricevettero cibo abbondante e possibilità di svago. Le diverse ispezioni alle Colonie misero in evidenza l’efficienza della organizzazione e la serietà del personale.
Tutte queste circostanze esaltavano certamente l’opera che i cappuccini di Giarre, attraverso l’azione di Padre Ambrogio, svolgevano in tutto il territorio.
Il patto di fedeltà che quell’umile frate aveva stipulato con la comunità giarrese, in uno dei momenti più tristi della storia dell’umanità, gli fruttò il riconoscimento ufficiale di gratitudine, l’attaccamento e la stima della città tutta.
La fantasia di Padre Ambrogio non ebbe limiti e dopo l’assistenza ai bambini e l’istruzione religiosa gratuita nelle scuole elementari, promuove l’assistenza, saltuaria, nel 1947, per gli studenti e gli alunni delle scuole elementari.
Negli anni 1947 e 1948 vengono distribuiti panini ogni domenica ai bambini del Catechismo delle due Parrocchie. Nel 1950 l’assistenza arriva nei cantieri di lavoro. «Per la dislocazione dei cantieri in luoghi diversi non fu possibile dare ad ogni operaio una minestra calda al giorno. In cambio, Padre Ambrogio assegnò una razione di pasta in natura, che gli operai portavano settimanalmente in famiglia(10). E ai lavoratori, assieme all’assistenza economica, Padre Ambrogio impartiva anche l’istruzione religiosa, una volta la settimana.
Quando poi nel 1949 si chiusero i refettori del Papa e all’assistenza della «Pontificia» subentrò quella delle Prefetture, attraverso le Organizzazioni delle ACLI, Padre Ambrogio continuò a dirigerne i comitati sia per le grandi doti dimostrate, sia pure per la scrupolosa onestà della sua amministrazione.


I lavori di ristrutturazione della Chiesa

Migliorate le condizioni economiche generali, Padre Ambrogio pensa alla ristrutturazione e al prolungamento della Chiesa. Celebrato l’Anno Santo 1950 con un corso di predicazione religiosa, tenuta da cinque predicatori cappuccini per le diverse categorie di fedeli e per un periodo di dieci giorni, Padre Ambrogio lancia l’appello per iniziare le opere di restaurazione.
Dalla data della sua costruzione (1857), la Chiesa non era mai stata rinnovata; egli concepì l’ambizioso sogno del totale riammodernamento del Tempio. Per primo iniziò, la sottoscrizione di fondi, versando l’assegno di congrua di L. 460.000, ricevuto dal 1946, fino a quella data. I fedeli seguirono l’esempio e le opere non tardarono a realizzarsi. Ma tutte queste attività eccezionali non distolsero Padre Ambrogio dagli impegni di apostolato. In breve tempo la Chiesa potè essere totalmente ristrutturata e il 6 Novembre 1964, alla presenza delle autorità religiose e civili, veniva inaugurata e benedetta. L’oratore ufficiale della circostanza fu il Generale dell’Ordine, Padre Vlinsingen, che inaugurò pure la statua in bronzo di San Francesco d’Assisi, opera di Domenico Tudisco, posta nella «Villa» antistante.
Nello spazio di un ventennio, Padre Ambrogio era riuscito a programmare e a realizzare una serie di opere e aveva gettato le basi di una comunità francescana altamente qualificata.
Fu sensibile e aperto alle più svariate forme di bene e concepì un progetto di apostolato per tutti i suoi parrocchiani: si interessava ai carcerati, agli ammalati, ai giovani e ai vecchi, agli intellettuali ed agli operatori economici, anche ai massoni, perché a tutti aveva qualcosa da dare e da dire.
Visse nella più assoluta povertà e semplicità, con vera letizia e gioia francescana, distaccato da interessi personali, che in qualche modo potessero distoglierlo dalle opere di bene.
Ebbe un carattere forte e, in alcune circostanze della vita interna del convento, sembrò duro e tenace. Fu amato e rispettato da tutti quelli che lo conobbero e lo avvicinarono.
E Giarre volle, nella seduta consiliare del 29 Ottobre 1962, esternargli la riconoscenza e la gratitudine per tutto quello che in sì breve tempo era riuscito a fare, conferendogli la cittadinanza onoraria e donandogli una pergamena nella quale sta scritto: «A Padre Ambrogio da S. Mauro, cappuccino, che da venti anni, con umiltà e semplicità francescana, tutto ha donato alla città di Giarre, con opere di apostolato e carità evangelica, il Consiglio Comunale, nella seduta del 29 Ottobre 1962, interpretando i voti unanimi del popolo di Giarre, conferisce la cittadinanza onoraria, annoverandolo fra i suoi figli migliori».
L’ultima cerimonia celebrata dall’instancabile frate fu il venticinquesimo anniversario del suo ministero pastorale, il 30 Aprile 1967. «La sera si tenne una solenne concelebrazione con la partecipazione di tutti i rami dell’Azione Cattolica, del Terz’ordine, dei Vicari cooperatori degli anni precedenti, venuti per l’occasione, dei Superiori provinciali, di molti religiosi della provincia monastica e di parecchi sacerdoti del clero secolare. Intervenne anche il Vescovo diocesano Mons. Pasquale Bacile. Gran folla di fedeli gremirono il Tempio. Tutti, poi, intervennero nell’aula magna del Ginnasio-Liceo, gentilmente concessa dal preside Salvatore Di Bella, ove si tenne una riuscitissima accademia musico-letteraria. In tale occasione fu regalato dai parrocchiani un tappeto grande per il presbiterio della Chiesa.
Il Parroco ringraziò tutti e in seguito fece distribuire una copia dei 4 Vangeli per ogni famiglia»(11).
Non è senza significato la circostanza che il Preside del Liceo Classico di Giarre prof. Salvatore Di Bella – persona altamente qualificata sia per la vastità della sua cultura sia ancora per la sua profonda spiritualità – abbia voluto che la cerimonia celebrativa in onore di Padre Ambrogio si tenesse nell’aula magna del Liceo Ginnasio di Giarre.
Padre Ambrogio era riuscito a penetrare in tutti i settori della Comunità Giarrese. Egli non volle chiudere il suo ministero senza accogliere una pressante richiesta dei giovani della parrocchia: il campo sportivo.
Nel 1967, l’appezzamento di terreno, di proprietà dei cappuccini, situato di fronte al convento venne concesso ai giovani sportivi.
Il 29 Giugno 1968, con un concerto tenuto dal Maestro P. Santini, venne inaugurato l’organo elettrico, ultima sua realizzazione.
Ormai la fibra tenace dell’uomo era logora, la sua vista incominciava a diminuire e la giornata terrena si avviava verso il tramonto. Nel 1968 egli lasciò infatti definitivamente la parrocchia e rimase in secondo ordine nel convento di Giarre, fino alla fine dei suoi giorni, soddisfatto dei frutti del suo immenso e profondo lavoro.
Girava per le strade come se cercasse di riconoscere – era quasi cieco negli ultimi anni – un viso, un amico, un conoscente.
Fu forte sino alla fine, non elemosinando conforto né riconoscenza, certo che la sua giornata terrena, così fulgida e luminosa, stava per concludersi. Aspettò con serena rassegnazione, la chiamata, con lo stesso animo di chi aveva cantato: «Lodato sii mio Signore per sora nostra morte corporale». Al termine del corso di esercizi spirituali a Gibilmanna, la sera del 2 Settembre 1978, sotto la protezione della Madre di Dio, Padre Ambrogio iniziava la sua lunga agonia per concluderla il 4 Dicembre nel convento di Giarre, assistito fraternamente dai confratelli ed in modo esemplare da fra’ Michele da Valledolmo.
La sua scomparsa chiude un capitolo, anzi il primo capitolo della storia dei cappuccini di Giarre, dato che la sua lunga permanenza e la vastità del suo fecondo operare hanno lasciato una testimonianza profonda del messaggio francescano, che oggi più che mai è fiorente in Giarre.
Al successo nell’attività parrocchiale di Giarre era seguito anche il riconoscimento, all’interno della famiglia francescana, che, per ben tre volte, lo aveva chiamato a ricoprire il ruolo di Definitore Provinciale. La Chiesa dei Cappuccini di Giarre oggi non è solo un centro di animazione religiosa per i suoi parrocchiani, ma un punto di riferimento per tutta la forania.
I Provinciali, che dal 1924 ad oggi, hanno retto le sorti della Provincia monastica, possono annoverare a loro merito la saggezza delle scelte operate, le sostituzioni fatte, i provvedimenti presi per tutelare il progressivo espandersi di questa comunità francescana che, nell’arco di mezzo secolo, ha dato un notevole contributo morale, spirituale e culturale a tutta la città.
La presenza dei cappuccini ha avviato un processo di trasformazione non indifferente nel contesto sociale dell’intero territorio per quello che di caratteristico resta del messaggio francescano: la visione sacrale di tutte le creature dell’universo come creature di Dio e sorelle dell’uomo.
Oggi la parrocchia è retta da Padre Diego, al Battesimo Carmelo, nato a Randazzo il 14 Ottobre 1938. Educato nei luoghi di formazione dei Frati Cappuccini di Randazzo, Gibilmanna, Petralia Sottana, Messina e Venezia. Ordinato Presbitero a Messina il 13 Marzo 1960. Direttore del Seminario Minore dei Cappuccini di Randazzo dal 1968 al 1971. Cappellano per 6 anni nella Casa Madre delle Suore Cappuccine del S. Cuore in Roccalumera dal 1971 al 1977. Guardiano per 7 trienni (Randazzo e Giarre). Membro dell’Ufficio Catechistico Diocesano per 15 anni. Membro del Consiglio Pastorale Diocesano per 10 anni. Membro del Consiglio Presbiterale Diocesano per 5 anni.
Parroco della Parrocchia «S. Francesco d’Assisi» al Carmine di Giarre dal 16 Ottobre 1977, ha promosso e guidato una Pastorale di «missione» con il duplice obiettivo: «Far maturare la comunità Parrocchiale come soggetto di una catechesi permanente e integrale, di una celebrazione liturgica viva e partecipata, di una testimonianza di servizio attenta e operosa; favorire un’osmosi sempre più profonda tra queste tre essenziali dimensioni del mistero e della missione della Chiesa».
Ha mantenuto fedeltà a questi due obiettivi, indicati fin dal 16 Ottobre 1977 al Vescovo Mons. P. Bacile e al suo ausiliare Mons. G. Costanzo, a P. Ambrogio (beneamato Parroco dal 1942 al 1968) e alla rappresentanza della Comunità Parrocchiale.
La fedeltà a questi obiettivi è dovuta anzitutto al Datore di ogni Bene e poi all’impegno intelligente e costante dei membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale (37 membri), dei 25 Catechisti e dei 12 Assistenti, che curano con Passione l’annunzio della Parola di Dio, degli Animatori di Liturgia, molto attenti ad una Liturgia Teologica, e degli Animatori e Operatori Caritas, la cui dedizione si è con cretizzata in un rapporto di solidarietà vera con l’Albania e con la Città di Giarre.
Il curriculum di Padre Diego e la fedeltà agli impegni assunti dal 1977 come Parroco sono certamente la premessa dei suoi risultati culminatinel Centro Santa Chiara che è la sintesi di un lavoro intenso e collegiale guidati praticamente, da Padre Diego. Auguriamo alla Parrocchia che è una delle gemme del territorio, un lungo apostolato sotto la guida di tanto Pastore che bene ha operato nella Città di Giarre in silenziosa umiltà e donazione ed è stato un vero figlio di San Francesco. Giarre deve molto alla sua operosità, alla sua intensa attività, senza trionfalismi di sorta che impoveriscono lo spirito del cristiano. La parrocchia San Francesco è una luce accesa nella nostra città che si distingue per la continuità delle opere di apostolato e perché regni su di noi la Pace e il Bene che San Francesco augurava a tutti.

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