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La Chiesa di Altarello


Altarello, che trae il suo nome da una grande icona posta nel luogo dove oggi sorge la chiesa, si trovava nel centro di un vasto territorio anche perché grossi proprietari acesi avevano, in questo angolo ridente della fertile piana di Mascali, ottime proprietà: i Gambino, i Mertoli, i Maugeri, Donna Petronilla, Donna Venera Carpinato, i Rocca, i Platania, i Figuera sono le famiglie più rappresentative, assieme ai Di Mauro.
Ed era evidente che questo luogo fosse anche meta dei Cappuccini i quali trovavano abbondante questua per i loro conventi. Essi si stabilirono nello «Ospizietto» certamente tra la metà del 1600 e il 1700 dopo la loro definitiva sistemazione ad Acireale.
L’Ospizietto che ancora oggi si osserva lungo la via Altarello serviva come centro di raccolta di tutti i prodotti della terra e poiché la presenza dei Cappuccini si fa sempre più consistente per la fertilità della terra e la prodigalità dei proprietari, verso la metà del 1800, essi pensano di aprire una chiesuola attaccata al loro Ospizio per consentire ai massari e alla popolazione agricola tutta l’osservanza dei precetti della chiesa, dato che le case di villeggiatura dell’agiata borghesia avevano tutte l’oratorio privato.
Ma l’Arciprete di Giarre, Don Salvatore Fiamingo, protesta con l’Arcivescovo di Messina, adducendo futili motivi di disapprovazione; (i Cappuccini) «hanno disposto nel loro Ospizio vicinissimo a questo paese un oratorio con apertura in pubblica strada che per essere luogo solitario e quindi pericoloso neppure si dovrebbre permettere»(1). I frati di S. Francesco, però, legati alla ricca borghesia acese, ed in particolare forse ai Floristella, aprono questa piccola cappella che ancor oggi si conserva.
Col passare degli anni la chiesuola dell’Ospizietto non è più idonea e i «naturali» di Altarello a quattro facce si rivolgono alla municipalità giarrese per avere l’autorizzazione a costruire una chiesa più grande nel punto dove sorgeva «l’altarello».solo nel 1882 veniva posta la prima pietra della chiesa Madonna di Porto Salvo, chiesa che venne benedetta l’8 Settembre del 1889 da Mons. Gerlando Genuardi primo vescovo di Acireale. Per la circostanza il bellissimo quadro in ardesia della Madonna, che si trovava nella chiesuola dell’Ospizietto, venne posto sull’altare maggiore della nuova chiesa. Così la devozione alla Vergine, onorata e venerata come porto sicuro, continuò la sua storia voluta certamente dai frati minori Cappuccini di Acireale.
Nel 1945 poi la chiesa sacramentale veniva elevata a parrocchia e il cappellano Don Michele Garozzo, zelante sacerdote, ne diveniva primo parroco, purtroppo per soli 3 anni, perché moriva il 5 dicembre del 1949.
A lui succedeva l’attuale arciprete di Mascali, Mons. Giuseppe Risiglione che vi resta fino al 1967.
Il secondo parroco giovane e pieno di fede può definirsi l’artefice della Comunità parrocchiale, soprattutto perché Don Michele Garozzo arrivò vecchio e pieno di acciacchi nella nuova parrocchia, anche se ricco di fede.
Mons. Giuseppe Risiglione organizza la vita parrocchiale sotto tutti gli aspetti e a lui si deve la formazione di una coscienza religiosa più rispondente alle esigenze dei tempi.
Attiva tutti i rami dell’azione cattolica affidati alla diligente direzione del prof. Salvatore Scandurra, e durante i ventenni di apostolato, in questa ridente frazione di Giarre, sprona la comunità religiosa a darsi una connotazione sociale di rappresentanza nel Comune di Giarre.
Infatti i due delegati Sindaci Giuseppe e Michele Di Bella danno il loro valido contributo alla soluzione dei tanti problemi che richiedevano interventi urgenti e immediati nella borgata che contava i suoi 400 abitanti. I Consiglieri Di Bella furono esempio di vita laboriosa e modesta e anche nella loro semplicità riuscirono a rappresentare la nuova società civile di Altarello, società non più legata e accondiscendente alla volontà dei grossi terrieri, ma aperta alla costruzione di una nuova dimensione sociale del vivere nella quale la partecipazione alle responsabilità è condizione di progresso e di civiltà.
Il 7 Maggio del 1967 arriva ad Altarello come parroco Don Giuseppe Cardillo ricco di spiritualità, umiltà e zelo per la casa del Signore.
Oggi la parrocchia è incorporata con quelle di Peri col parroco padre Antonio Cristaudo.
Altarello a quattro facce era un tempo un luogo pericoloso, perché, come si legge nelle vecchie carte, dietro l’icona, sostavano i briganti di un tempo per aggredire i viandanti che, da Acireale, si muovevano verso le terre della Contea, attraversando Riposto o Giarre.
Oggi in quel luogo il viandante incontra l’artistica Madonna di Porto Salvo che i «naturali» della borgata vollero come loro protettrice per cancellare i tristi ricordi di un tempo e riconfermare la fede dei padri che venerarono la Madre di Dio, come garanzia di sicurezza e di salvezza terrena e celestiale.
Poco distante poi da questo luogo i proprietari di queste terre, con un altro titolo, invocarono la Madre di Dio come Madonna della Strada.
Ai limiti infatti di queste terre, i massari prima di avventurarsi oltre i confini della Contea, avevano questi simboli di culto e di devozione: la Madonna di Porto Salvo e quella della Strada, simboli di fede che li guidavano quando – sospinti dal bisogno e dalla necessità – erano costretti a lasciare la terra nella quale avevano spezzato il primo pane, veramente integrale, e avevano appreso dalle labbra materne le invocazioni di aiuto e di preghiera che uniscono invisibilmente tutte le creature con l’Eterno.
Vista sotto questi aspetti la vicenda degli uomini nel tempo si arricchisce di tutti quei particolari che le carte, specialmente quelle ufficiali, dimenticano di tramandare.
Sono questi elementi della «historia minima» che preparano i grandi eventi.
Sotto ogni casolare, dopo il tramonto, la famiglia della grande civiltà contadina, trovava il suo momento di unità nella recita del Santo Rosario e nel racconto che i più anziani facevano dei fatti più importanti della Storia Sacra e della Bibbia. La famiglia contadina – la più grande cattedra di antropologia che l’umanità abbia mai conosciuto – ritrovava in se la forza – pur nella indigenza e nella povertà – di attivare nella coscienza dei suoi membri, quelle spinte indispensabili per affrontare le difficoltà della vita, quella carica tonale religiosa e morale che dava senso a tutte le azioni degli uomini.
È la storia di questa piccola Borgata, è la celebrazione di un momento della storia dell’uomo, che pur di situazioni di estremo sacrificio è riuscito a darsi una collocazione nella vicenda generale del paese, illuminato dalla fede dei padri e sorretto dall’amore della famiglia di un tempo, dalla quale tutti gli esseri viventi, traevano la forza per la lotta di ogni giorno che si apriva e si concludeva – anche se con una accettazione spesso paternalistica e sottomessa – con un sentimento di profonda religiosità che dava forza nella difficoltà e fiducia nell’avversità. Da questo mondo, da questa società che oggi viene ricordata e celebrata attraverso la sua Chiesa, la nuova generazione, dovrà trarre forza morale per un avvenire più sereno e più vicino alle immutabili leggi del Creato e all’eterno fluire delle cose.

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